EF-18G Growler Italeri scala 1/48

EF-18G GROWLER 1/48 

Modello Italeri, Accessori Aires e Black Box, Decals Afterburner.

 

L’idea iniziale era quella di costruire in parallelo due modelli ma, i buoni propositi si sono sgretolati strada facendo. Infatti, dopo i primi montaggi, il secondo modello è rimasto incompleto. Però mi sono ripromesso di completarlo in un futuro prossimo, perché sarebbe un delitto lasciare incompleto un simile modello.

Tra i due modelli c’è un abisso, l’Hasegawa è superiore sotto ogni aspetto e curato in ogni dettaglio, mentre l’Italeri è molto basico. Per tirar fuori un modello che assomigli a un F-18 F, c’è molto da lavorare. Comunque, l’idea principale era quella di creare la riproduzione del modello FSD della versione G. ovvero il sostituto dell’EA-6B Prowler. Nella realtà, l’aereo vola già ma, è ancora molto distante dall’entrata in servizio ufficiale.

A tale scopo ho speso molto tempo per la ricerca d’informazioni e foto in rete, così da poter intraprendere il lavoro di conversione per tale versione. Molto utile, si è rilevato un diagramma basico, dove sono contenute, tutte le disposizioni delle nuove antenne per la guerra elettronica non presenti sulla versione F del Super Hornet.

Le mancanze del modello Italeri sono legate all’abitacolo, completamente inesistente e oltretutto riprodotto con decals di fantasia, i vani del carrello lontani dalla realtà, le prese d’aria con il primo stadio molto corto e gli ugelli di scarico sbagliati!

Ho rimediato a tutti questi errori, con il cockpit Black Box dedicato ai lotti ventisei e superiori, i vani carrelli sostituiti con quelli Aires, mentre termoformando semplicemente i teli di copertura delle prese d’aria e gli ugelli, ho coperto in maniera radicale questi errori. Soluzione più che accettabile perché spesso a terra questi aerei portano spesso i teli (F.O.D.) contro l’ingestione di corpi estranei e pericolosi per qualunque velivolo a reazione.

Al Lavoro.

Il cockpit B.B. è progettato per il kit Hasegawa, e per adattarlo al modello Italeri ho copiato l’apertura dell’abitacolo del kit nipponico su plasticard da 0,25 mm per poi, incollarla sull’altro modello così da’avere un riscontro corretto. Il cockpit è stato colorato con i colori appropriati, seguendo le foto delle pagine centrali del Detail & Scale dedicato al Super Hornet. Il pezzo in resina della vasca degli abitacoli si adatta senza problemi avendo cura di porre dei riscontri in plastica così d’avere un allineamento preciso e una solidità nell’incollaggio.  Anche la palpebra del cruscotto anteriore è stata eliminata per far posto alla nuova in resina, che ho montato solo a modello assemblato e privo di parabrezza. Bellissimi i seggiolini completi di ogni dettaglio. La cappottina è priva di ogni dettaglio interno che ho auto costruito con tondini e strisce di plastica, e filo di rame, con il quale ho riprodotto ganci e maniglie e i vari cablaggi. Le parti trasparenti sono state colorate con i color traslucidi Tamiya, in parti diverse di fumo e giallo, per conferire l’aspetto della lamina dorata presente all’interno di queste, che ha lo scopo di proteggere dalle radiazioni.

Dopo aver terminato, l’abitacolo mi sono dedicato ai carrelli e ai relativi vani. Alle gambe sono stati aggiunti tutti i dettagli mancanti, le ruote dopo essere state messe insieme, è stato inciso il battistrada assente. I nuovi pezzi in resina dei vani carrelli si adattano molto più facilmente sul modello Italeri rispetto all’Hasegawa. Su quest’ultimo bisogna ridurre lo spessore della plastica a pochi decimi di millimetro. Personalmente, preferirei che questi pezzi fossero più piccoli di qualche punto di scala di riduzione, per poterli adattare senza problemi!  A tale proposito proprio il vano del carrello anteriore, richiede un lavoro di adattamento snervante e di continue prove sul modello Hasegawa, mentre sul kit nostrano, l’adattamento è semplice e soprattutto il pezzo in resina ci sta comodo! Il colore di tutti i vani è il bianco lucido seguito da tinte metalliche per riprodurre alcune tubature presenti all’interno degli stessi.

Dopo aver fissato tutti gli elementi interni al modello, ho messo insieme nei suoi sottoinsiemi le atre parti che lo costituiscono. Le ali hanno dei pannelli sbagliati che sono stati chiusi con colla ciano acrilica e re incisi su base di quelle Hasegawa. La giunzione tra ala fusoliera mal si raccorda, e sono necessari diversi interventi di stuccatura per ridare fede alle linee. Così come bisogna lavorare sulla due sezione di ala superiore e inferiore, dove sono necessari listelli di plastica per colmare i vuoti lasciti dall’unione. In queste zone bisogna anche correggere l’angolo dei piloni sub alari che di 4,5 gradi verso l’esterno, mentre nel kit i fori sono a paralleli all’asse longitudinale della fusoliera. I piloni Italeri sono snelli ma somiglianti nella forma a quelli Hasegawa, mentre i serbatoi no. Infatti, ne ho prelevati due dal kit nipponico, poiché nella scatola ce ne sono quattro, e tale configurazione è prevista solo quando l’aereo è impiegato con il compito di aerocisterna o “ buddy buddy”.

Per aggiornare il modello alla versione G, partendo dalla F della scatola, ho auto costruito tutte le antenne presenti aventi funzione per la guerra elettronica. Mediante fogli di plastica da 0,25 mm sovrapposti, ho riprodotto le antenne e il pizza box, stranamente assente nel kit, mentre tramite sprue modellato le antenna a bugna, poste sui fianchi della fusoliera. Sopra le ali ho aggiunto le due alette antiscorrimento. Le ECS, in altre parole i nuovi sfoghi d’aria posti tra le due derive al posto delle due aperture rettangolari precedenti, sono due pezzi in resina della Steel Beach, chiaramente ho chiuso le volate del cannone perché questa versione ne è priva, per far posto ai nuovi elementi elettronici, cha la contraddistinguono. Essendo un aereo da guerra elettronica, e derivato dal Prowler, non possono mancare i carichi alari, costituiti dai nuovi pezzi in resina Cutting Edge, cioè i pod AN/ALQ-99 e i missili AGM-88 anti radar. Questi parti in resina si montano con estrema facilità, stando solo attenti a curare l’ortogonalità delle alette. Ogni singolo pezzo ha ricevuto delle spine d’acciaio che s’innestano nei piloni e che a loro volta troveranno sede sotto le ali.

Dopo aver completato il modello in ogni sua parte, ora è pronto per la verniciatura. Una bella lavata contribuisce a eliminare sporco e residui vari, in seguito ho steso del primer, io ho usato quello dell’Alclad, aiuta a rilevare tutte le imperfezioni, dando modo ad eventuali stuccature secondarie, che sono arrivate immancabili. La colorazione è molto semplice. È costituita dai due grigi classici cioè il FS 36320 e 36375, che costituiscono ormai l’uniformità di tutti i velivoli . Giacché però la versione da me scelta è un FSD (full scale development) le nuove antenne, erano dipinte con un arancione vivace, da me interpretato con l’International Orange FS 12187 usando lo Xtracolor 104 , che ha ravvivato notevolmente la monotonia dei grigi. Prima di procedere alla verniciatura, ho applicato un preshading con dei blu a contrasto , per i rispettivi grigi. Ho usato le tinte Xtracolor per saltare il passaggio di lucidatura del modello e avere il supporto deca lucido già pronto. Tre passate molto leggere e il gioco è fatto!

Le decals Afterburner dedicate al reparto VX-23 (che si occupano di testare gli aerei) stampate dalla Cartograf sono superlative. Una volta applicate sul modello, il loro supporto trasparente sparisce a vista d’occhio. A essicazione avvenuta, a distanza di un paio di giorni, è sufficiente lavare il modello con un po’ d’acqua e asciugarlo tamponandolo. Dopo di che ho steso un paio di mani di vernice trasparente, per proteggere il tutto l’invecchiamento minimo è stato semplicemente eseguito ripassando nelle linee della matita morbida, e caricando l’aerografo con del color fumo, insistendo solo nella zona tra i vani carrelli e gli scarichi. I velivoli reali sono veramente sporchi in questa zona rispetto a tutta la superficie dell’aereo. L’ultimo passo sta nello stendere due altre mani molto diluite di vernice opaca su tutto il modello, e alla fine incollare tutte le parti omesse, che completano il modello.

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