Breda Ba-65 A-80 Nibbio AZ Models 1/72

Breda Ba-65 A80 Nibbio

AZ Model  scala1/72

Vi è mai capitato di essere in compagnia con i vostri amici modellisti e avventurarvi in progetti bizzarri e simpatici, in una notte di mezza estate? Beh, a me si!

Tutto è iniziato qualche anno fa, quando una sera, in una delle nostre solite visite al nostro affezionato negozio di modellismo, abbiamo deciso di costruire tutti e quattro lo stesso modello per vedere come ognuno di noi affrontasse la cosa a modo suo. Ne è uscito di tutto. La prima cosa, è stata quello di ribattezzare il simpatico aereo, da Nibbio in “ Cribbio”, un po’ perché ci ha dato del filo da torcere nella sua costruzione e un po’ perché siamo dei ragazzi simpatici, e non ci piace prendere le cose troppo sul serio. Purtroppo, durante il nostro cammino insieme, uno di noi si è preso…

Questa simpatica esperienza, ci è piaciuta tanto, e in diverse mostre modellistiche da noi fatte, abbiamo ricevuto simpatici plausi, per questa singolare iniziativa.

L’AZ Model, nel suo catalogo fornisce i due tipi di Breda 65, il modello K-14, e l’A-80. Noi abbiamo scelto quest’ultimo, perché le scatole a disposizioni erano in numero superiore, oltre a scegliere la stessa mimetica per tutti. Le migliori intenzioni erano di costruire il modello da scatola ma, alla fine ognuno di noi ci ha messo del suo, a cominciare dal sottoscritto, che ha aperto il vaso di Pandora, scatenando il terzo principio della dinamica applicato al modellismo statico.

Il modello è una bella riproduzione del velivolo in scala ridotta, con pannellature in finissimo negativo e piccoli dettagli in positivo, ben lontano dai modelli short run di alcuni anni fa, ma di classe superiore ai normali modelli a iniezione classici. Lo paragonerei a un Tamiya per l’accuratezza dell’insieme, peccato che, quando si mettono insieme le cose, sono completamente agli antipodi. E’ un kit multi mediale con plastica, resina e fotoincisioni. Un plauso particolare alle decals che si sono dimostrate ottime.

I problemi cominciano subito, quando si mette insieme l’abbozzo del telaio del cockpit. Non entra nelle semi fusoliere. Quindi una volta montata la fresa sul mini trapano, bisogna assottigliare fino alla trasparenza la plastica del kit. Dopo di che con del plasticrod, ho dovuto riscostruire la sezione del telaio che si vede attraverso la cappottina e sotto la finestratura inferiore. A tale proposito, nel kit, questa è rappresentata in plastica piena. Bisogna asportare mediante incisione e taglio la parte piena per poi, riutilizzarla senza rovinarla, come master per termoformare il trasparente, tramite acetato, recuperato dai giocattoli di mia nipote. Non si butta via niente!

Tutta la centinatura interna è stata rifatta con strisce di plasticard e filamenti di sprue. Alla fine però non si vedrà più nulla… un classico del modellismo. Il colore degli interni è il verde anticorrosione, riprodotto con una base di Gunze H74 schiarito con del bianco e ombreggiato con del verde scuro. La struttura tubolare, è stata colorata in acciaio Alclad. Per finire, ho anche auto costruito il serbatoio supplementare posteriore, perché se ne intravede la sua esistenza dal basso. Sempre in quella zona, dopo aver aperto i quattro fori per il lancio delle bombe, ho ricostruito con una rete metallica a trama fitta, il telaio delle suddette bombe, arrotolando la rete intorno ad una punta con diametro pari ai fori stessi, in altre parole 4 mm. L’inserimento del telaio è stato a dir poco una pantomima, con innumerevoli prove a secco, tra telaio interno e fusoliera, per fortuna la mitica pazienza del modellista mi ha fatto da angelo custode durante il montaggio.

I vani carrelli sono stati dettagliati con la struttura tubolare mancante, sempre riprodotta con plasticrod e fili di rame. Le gambe del carrello sono state dotate di spine di acciaio armonico, diventando robuste ed elastiche allo stesso tempo. Con dei fori passanti nelle forcelle delle ruote, ho inserito del filo di rame che è servito da telaio per il supporto dei parafanghi delle ruote. Dopo di che, sono passato alla stella del motore, per se non difficile da montare, ma ho dovuto sudare sette camice (per forza era luglio) per farla entrare nella naca in resina, dopo averla assottigliata come la carta velina, eppure … ha fatto resistenza a entrare, tanto è vero che l’ho incastrata a dovere e sigillata con del Vinavil. Un disco di plasticard sottilissimo, incollato dietro il motore, mi è servito per assicurarmi il montaggio in sede agevolmente, con la possibilità di fare tutti gli allineamenti corretti, con il motore stesso, tubo di scarico e presa d’aria superiore. Che simpatica triade di elementi, per non lasciare indietro gli attacchi a V fatti con una sezione di filo di rame da 0.2 mm .

Un altro grande momento di godimento modellistico, è stato il montaggio della cappottina. Mediante un calco di gesso, l’ho separata agevolmente dalla sua sede, e con un taglierino a lama nuova, l’ho divisa in tre sezioni. Il parabrezza è stato la parte più ostica da montare, facendo innumerevoli prove a secco e tagli prima di ottenere il coretto collocamento in sede. In ogni modo, nel kit è presente una coppia di trasparenti, questo rende la separazione più tranquilla. I pezzi così divisi, può essere incolati mediante bollini di colla ciano acrilica, non prima di aver pareggiato tutti i bordi dell’acetato con uno stick abrasivo a grana grossa, rimosso le bave e fatto un bagno nella mitica Future, Madre salvezza di tutte le parti trasparenti. Il telaio è stato poi riprodotto, mediante strisce di decals trasparente, colorata con la mimetica del velivolo.

L’assemblaggio ala fusoliera non è stato molto impegnativo, nulla d’insormontabile. Prove a secco, qualche colpo di lima nei punti giusti, colla tappo verde e un po’ di stucco Tamiya, naturalmente, carta abrasiva, e olio di gomito, farà il resto. Altrimenti che gusto c’è? !

Finalmente, siamo giunti alla verniciatura (era ora!). L’idea era di ricreare la mimetica campale, in altre parole, quella fatta dagli specialisti dell’epoca sui velivoli arrivati in Libia nel 1940, circa. A riguardo, suggerisco di leggere l’articolo pubblicato sui numeri di Sky Model n. 4 e 5. Mimetica standard sovra spruzzata di un qualche giallo mimetico, creando così in trasparenza un effetto fantasma di macchie mimetiche. Ottimo spunto per un modellista che ama le sfide, come me … (J). Quindi abbiamo scelto, di riprodurre tutti l’aereo personale del Tenente Adriano Visconti, della 159 Squadriglia, 50° Stormo Assalto, Africa – Libia 1940.

Ripulito il modello con alcool, ho caricato l’aerografo con nero e ho fatto una pre ombreggiatura lungo tutte le pannellature. Ho steso un paio di mani leggere di Verde Mimetico 3, in altre parole Gunze H303, a seguire, ho spruzzato macchie di Giallo Mimetico 3  Gunze H34, Bruno Mimetico interpretato con H47, e per le superfici ventrali con Grigio Mimetico, Gunze H317 + bianco.  A colori ben asciutti, ho cominciato l’opera di vestizione. Il primo velo di colore steso è stato con l’H34, a seguire con H71 che rispecchia il Giallo Mimetico 4. E così man mano, sempre più mani leggere di colore, fino a ottenere un effetto trasparenza dei colori sottostanti, unico e originale.  Finiti tutti questi passaggi, la mimetica è stata ripresa, solo in alcuni punti, con i colori originali molto diluiti. Il lavoro di verniciatura si finisce, dipingendo le tip alari con il bianco e la striscia di camminamento in nero sbiadito. Tutti i colori sono stati debitamente “tagliati” con del bianco, per rispettare l’effetto scala oltre a riprodurre l’azione di decolorazione, da parte sole nel deserto, per altro molto aggressiva.

Dopo qualche giorno, il modello è stato lucidato e “decalizzato”. Le decals sono poche ma di ottima fattura e hanno copiato in maniera irreprensibile le pannellature. Un successivo strato di vernice di lucido e poi opaco, finisce il ciclo, così il modello è pronto per l’invecchiamento, ripassando le linee dei pannelli con della terra d’ombra naturale diluita.

Finalmente, Cribbio, è pronto per il gran finale. Tutte le parti omesse possono essere montate agevolmente: motore, carrelli, cappottina ecc. 

E’ stata dura ama l’abbiamo fatta … per usare una frase fatta di un noto amaro.  A parte gli scherzi, tutto sommato è stato divertente e coinvolgente, oltre ad ammazzare la noia estiva. Se avete voglia di confrontarvi con i vostri amici modellisti e battervi ad armi pari, fate un’esperienza simile alla nostra e vi divertirete di sicuro, e magari vi capiterà pure che vi chiamino da una mostra, per non saper distinguere, quale modello sia il tuo o quello del tuo socio, provare per credere!

Buon modellismo a tutti.