A-10A Thunderbolt II Trumpeter 1/32

1/32 A-10A Thunderbolt II Trumpeter

La Trumpeter ha intrapreso da diversi anni, un nuovo viaggio nel mondo delle scale giganti, 1/32 e 1/24.

È giusto affermare che, più i modelli sono grandi, maggiori sono le difficoltà legate alla loro costruzione e al loro collocamento, casalingo…

Ho voluto accettare questa sfida modellistica per vedere a lavoro finito, l’effetto di un modello in scala 1/32 e se era possibile avvicinarsi ad un livello di realismo verosimile.

Per far sì ho costruito l’A-10 A Warthog, una delle prime realizzazioni della casa modellistica cinese.

Il modello è davvero enorme, ma ha molti difetti. Ricorda per certi versi il vecchio Tamiya in 1/48. Come dicevo, più sono grandi maggiori sono le difficoltà per realizzare un modello simile. Se in scala 1/72, alcuni particolari possono essere omessi, in 1/48 bisogna farli vedere, in 1/32, gli devi contare tutti i bulloni uno per uno!

I difetti più grandi del modello sono il cockpit, il canopy e l’armamento.

Il resto del modello può considerarsi abbastanza corretto.

Prima di cominciare a costruire il modello, ho speso un po’ del mio tempo in diverse ricerche in internet, acquisendo diverso materiale fotografico, per il soggetto in questione

COCKPIT

Il mercato parallelo dedicato ai set aggiuntivi prolifica senza problemi. Non c’è che l’imbarazzo della scelta!

Delle semplici decals per riprodurre la strumentazione, in scala 1/32, sono una scelta poco opportuna, e se poi queste sono anche sbagliate, allora tutto questo diventa inaccettabile!

Cutting Edge, Black Box, Legend production, C.A.M. miniature, e Eduard, ci aiutano, a colmare la lacuna fatta da Trumpeter.

Per mio conto ho scelto il cockpit in resina della Cutting Edge, che si adatta al modello senza nessun problema, integrando alcuni particolari con le foto-incisioni dell’Eduard.

Mi è bastato seguire pedissequamente le istruzioni di montaggio. Questo set di dettaglio è veramente di pregevole fattura, oltre ad essere veramente semplice nel montaggio. L’unico neo, è rappresentato dalle rotaie del sedile eiettabile, solidali con la vasca. Infatti, queste sono molto facili alla rottura.

Una particolare attenzione va riposta nell’ultima fase, quando bisognerà incollare il pannello strumenti alla palpebra. Nel mio caso ho dovuto fare diverse prove a secco, prima di incollarlo, anche perché ho apportato molte modifiche al modello, sfasando gli ingombri.

Per colorare al meglio ogni particolare mi sono avvalso delle varie monografie, e al video game “lock-on”, dove la grafica degli interni è spettacolare oltre i 270°. In pratica sembra di essere veramente nell’aereo!

In ogni caso il colore generale è il classico dark gull gray FS36231, accompagnato dal nero semilucido per i vari pannelli strumenti, mentre i colori più vivaci, come rosso, giallo, verde per le varie spie, interruttori ecc… Vi rimando alle foto delle monografie, anche perché, nei vari aerei americani, i pannelli di comando sono sempre gli stessi, cambiano di poco da uno all’altro.

Il pannello strumenti principale è provvisto degli strumenti di volo in rilievo, che però ho preferito eliminare, carteggiando dal retro fino ad aprire i relativi fori corrispondenti ai vari strumenti, apponendo solo dopo il film d’acetato con la relativa stampa corrispondente, sicuramente di maggior effetto.

Una vera chicca di questo set è la possibilità di poter inserire il sedile eiettabile nel cockpit, infilandolo nelle rotaie come nell’aereo vero, e che però sono facilmente soggette a rottura.Infatti, le ho incollate solo a modello finito.

Molto bello è il seggiolino eiettabile, per altro la Cutting Edge, lo fornisce anche senza cinture, e volendo possono essere montate quelle fornite nel set Eduard; attenzione a non confondere quest’ACES, con quello montato sui F-16, si distinguono per le maniglie d’espulsione, ai fianchi del sedile. Nel primo sono a forma di D, nel secondo di forma trapezoidale.

Vani Avionica

L’idea di vedere un modello così grande, con i vani delle scatole nere in bella vista l’avevo già presa subito in considerazione non appena aperta la scatola.

Con la monografia di Verlinden, e in più tutte le varie foto da me raccolte sull’A-10, ho abbozzato alcuni disegni, come mio solito prima di eseguire simili auto-costruzioni, e poi ho trasferito tutti i dati accumulati su plasticard. Ogni singolo vano è in proporzione a quello reale, rispettando gli spessori per i materiali usati. Per le pareti di contenimento ho usato plasticard da 1mm, per le mensole 0,5mm. Invece, per i vari cavi e trecce, gli spessori oscillano tra 0,5mm e 0,08mm, secondo l’uso specifico, i materiali usati sono filo di rame e stagno per saldature. Tutte le scatole dell’avionica sono state costruite con l’ausilio di scarti di resina e strisce a spessore variabile di plasticard (da 1x1 a 3x5 mm)

Tutti i fori corrispondenti alle chiusure tramite viti, sono stati riprodotti con una punta da trapano da 0,3mm.

Allo stesso modo ho riprodotto i singoli portelli relativi ai vari vani rispettando anche qui, i loro spessori reali. Ognuno di loro ha una base su fogli da 0,25mm, ai quali è seguita la relativa centinatura interna, sempre in proporzione, con quella reale. Ognuno dei portelli, ha ricevuto un numero di fori, pari a quello della loro sede, con la relativa quantità di viti riprodotte da filo di rame lunghe 2mm e 0,3 mm per il diametro.

Il colore generale di tutti i vani sono, secondo le fonti ufficiali USAF, il grigio FS 16473; questo è uno dei pochi aerei ad avere gli interni, con questo colore, discostandosi dallo standard, dove il classico “insigna white” FS 17875, padroneggia nei vari vani, dei diversi aerei in circolazione. Faccio presente che da qualche anno, con l’adozione della nuova mimetica a bassa visibilità, a due toni di grigio, molti vani sono stati riverniciati in bianco, come molte foto lo dimostrano. 

Motori

Il kit fornisce due copie in resina di quello che dovrebbe rappresentare i motori, in altre parole i due General Eletric Turbo Fan TF-34, ma sono ben lontani dalla realtà. In oltre, le carenature di contenimento corazzate sono fornite in plastica trasparente facendolo assomigliare ad una versione scolastica più che modellistica.

Ho deciso di montarne uno chiuso e l’altro aperto in bella vista fornendolo d’ogni suo particolare mancante.

Nel set dedicato agli esterni di Cutting Edge, sono fornite le due pipe di scarico corrette. Una volta separate dalle materozze, una è stata semplicemente incollata in loco a giusta distanza dopo aver asportato il pezzo di plastica relativo, l’altra è stata tornita, in maniera tale che si venisse a creare un invito.

Nella realtà il cono di scarico s’infila dentro questa corazzatura, mentre il resto della stessa è sganciabile tramite pannelli removibili, per una facile ispezione.

Ho tagliato il pezzo in resina del motore del kit, e ho ricostruito tramite dischi di plastica le parti mancanti perché non corrispondevano alla realtà, mentre ho riprodotto il secondo disco di ventole, copiandolo da quelle del kit, poiché, si tratta di un motore del tipo “turbo-fan”.

Con tutte le foto sulle monografie e quelle raccolte in Internet, ho cominciato il dettaglio di questo particolare. Ho impiegato diverso tempo primo di completare tutti i particolari mancanti, come tutte le tubature e scatole elettriche per il funzionamento, e vi garantisco che sono tanti!

Ovviamente anche i portelli interni sono stati debitamente dettagliati nonostante tutto che mancava. Per la colorazione, ho fatto riferimento alle fotografie del motore reale

Cannone

È inutile parlare di Thunderbolt II senza parlare della sua arma principale.

La costruzione di quest’aereo ruota intorno al suo cannone che si estende per circa 7 metri all’interno della fusoliera, quasi quanto un Cessna 172!

Da qui nasce l’idea di mostrare il suo contenuto, rivelando parte di esso ed il tamburo delle munizioni. Mi c’è voluto un po’ di tempo e tanta ricerca fotografica, per stabilire che:

Così com’è esposto nel montaggio del kit, il cannone è disposto non in linea ma, su due assi paralleli, in altre parole: su di un’asse si sviluppa il cannone con le sue sette canne rotanti e il suo motore, sull’altro asse parallelo, l’unità d’equalizzazione e la trasmissione con la relativa unità di carico e scarico dei bossoli da 30mm.

Anche per quest’opera, ho realizzato di disegni che mi aiutassero a capire meglio la geometria dei pezzi da costruire e le loro sedi.

Ho cestinato quasi tutti i pezzi del modello conservandone solo alcuni. Le sette canne sono state ricostruite con sezioni di tubo di rame da 1,5 e 2,0 mm, la bocca di sparo è quella del set Cutting Edge, il motore del cannone è un pezzo realizzato al tornio da un amico (grazie Maurizio), mentre il resto è frutto d’auto-costruzione con i soliti materiali, plasticard Evergreen, e filo rame con sezioni variabili.

Le tramogge d’alimentazione si sviluppano parallelamente su due livelli, quello di carico e scarico, le quali si congiungono al tamburo d’alimentazione davanti e dietro, esse sono state realizzate in acciaio armonico da 0,5mm per una maggiore rigidità, per quelle interne, mentre la parte flessibile l’ ho realizzata con filo di rame da 0,6mm a priori scaldato su di una fiamma, per rendere il materiale più malleabile, per poi sagomarlo a giusta dimensione. A lavoro concluso, sono passato a dettagliare il tamburo delle

Munizioni, dettagliato nelle parti anteriore e posteriore, dalle quali è possibile vedere una corona di proiettili, realizzati con un tondino di plastica da 0,9 mm e lungo circa 9 mm, pari alle dimensioni in scala di quello vero da 30mm. Per tutte le cremagliere visibili, ho usato delle rotelline dentate d’alcuni vecchi orologi, che si prestano per quest’uso specifico.

Chiaramente all’interno del tamburo ho aggiunto circa 90 grammi, per bilanciare il peso del modello, al quale vanno aggiunti, quello del cockpit in resina e tutto il dettaglio dedicato alla sezione anteriore della fusoliera, tale da ottener il giusto bilanciamento di tutto il modello, altrimenti questo tenderebbe a sedersi in coda.

Il vano di contenimento del tamburo è stato auto-costruito tenendo presente che servirà poi, come base di contenimento per le vari sedi dell’avionica.

Moltissime prove a secco sono state fatte prima di arrivare al loro definitivo incollaggio.Le forme interne, sono state rilevate tramite un profilo-metro sagomate con perizia

Vani Carrello e Gambe

Il vuoto è presente in queste sedi, desolate come il deserto!

Armato dell’insostituibile pazienza e della mia fidata matita, ho fatto altri disegni relativi a questi vani. Il vano anteriore, è più complesso di quelli alari, vista la particolare struttura a gradini della sezione fusoliera. Bisogna tener conto dell’ingombro del cannone, del cockpit e del vano per il rifornimento in volo.

Ho eliminato parte del dettaglio interno del kit, per procedere all’auto-costruzione di tutti i particolari di queste sedi, con l’ausilio dei soliti ed impagabili materiali, le poche fotoincisioni del set Eduard, ho cominciato ad arricchire ogni singolo pozzetto. A dettaglio ultimato, è seguita la colorazione di queste sedi. A volte poche parole non bastano per descrivere il lavoro materiale…

Una volta finiti i vani del carrello sono passato a dettagliare le gambe, fornite in metallo bianco, così da poter reggere il peso del modello ed evitare spiacevoli sorprese dovute a rottura. Da queste ho dovuto eliminare alcuni particolari, tramite dischi da taglio per metallo e fresare alcune aperture, per farle assomigliare il più possibile a quelle reali.

Fotoincisioni, filo di rame e stagno la fanno da padrone. Per simulare le fascette attorno ai tubolari ho usato del nastro Tamiya tagliato a debita misura.

Anche per queste zone il colore dominante è il grigio FS 16473, al quale una volta asciugato, è seguito un invecchiamento per mezzo dei colori ad olio.

Ho sostituito le ruote di gomma del kit con quelle della Cutting Edge, molto belle e con l’effetto sotto peso.

Il montaggio delle gondole del carrello è stato piuttosto complicato, poiché dopo gli interventi di miglioria, il loro posizionamento era sfalsato, creando degli scalini colmati con stucco bi-componente Milliput il quale, ad asciugatura completa, è stato carteggiato e reinciso, creando nuovamente le pannellature asportate.

Tronco di coda e vano A.P.U.

Nonostante avessi già eseguito notevoli lavori di miglioria sul modello ho voluto aggiungere ancora qualcosa di mio.

Dopo aver disegnato ciò su cui volevo, con il taglierino alla mano, ho asportato sia il cono finale della fusoliera, sia il portello del vano APU. Devo riconoscere che la plastica di questo modello è veramente morbida sotto la lama e si lascia tagliare senza alcun problema.

Ho trovato diverse foto su internet d’alcuni A-10 danneggiati durante i conflitti nel golfo, dove riportavano danni a questa sezione, mostrando in pieno il meccanismo degli equilibratori e le centinature interne della fusoliera. Anche gli spaccati sulle varie monografie mi sono stati di grande aiuto.

Così con i soliti materiali ho ricostruito tutti questi elementi, benché a lavoro ultimato, poco si vedrà poiché si tratta di una zona nascosta.

Sempre in questa zona, vanno aggiunti i vari pezzi in resina del set aggiuntivo della Cutting Edge, basterà solo seguire le istruzioni di montaggio.

Per ricavare le ordinate interne della fusoliera, ho utilizzato il profilometro, cha mi ha messo in luce l’andamento interno delle singole stesse.

Il vano APU, l’ ho mostrato così come appare nella foto su Lock On di Verlinden, poiché, non sono riuscito a trovare altre foto che mostrassero più particolari, senza spingermi nel dettaglio estremo. La decisione di costruire è frutto di un’insoddisfazione, sull’applicazione della foto incisione di questo portello.

Una volta terminate le autocostruzioni, ho colorato la sezione interna dalla fusoliera con il colore zinc chromate primer, cioè il giallo FS 33481, al quale è seguito un lavaggio in terra d’ombra naturale ad olio per profilare gli elementi e in seguito una lumeggiatura a pennello asciutto con lo stesso colore schiarito.

Canopy

Ecco uno dei difetti più gravi dell’intera scatola di montaggio.

L’intero complesso delle parti trasparenti è sbagliato nelle sue forme, specie il parabrezza. La soluzione è di fare un master di legno e ristamparle in acetato oppure sostituirle con quelle della Squadron.

In ogni caso vanno dettagliati nelle loro parti interne, facendo un collage di materiali provenienti dai set di miglioria, e una volta aggiunto ciò che manca, ho colorato il tutto in nero semilucido.

Il parabrezza è stato poi incollato alla fusoliera e raccordato solidalmente con essa tramite una stuccatura molto accurata. Per riprodurre le guarnizioni intorno ai trasparenti ho usato un tiralinee da disegno con del colore acrilico ben diluito. Il tiralinee garantisce dei tratti più regolari rispetto al pennello, e più veloce rispetto alla mascheratura. La linea di frammentazione delle cappottina è stata creata mediante una decal sottile bianca.

 Assemblaggio

Una volta preparato i vari sottoinsiemi, fusoliera anteriore e posteriore, ali, motori e timoni, ho spruzzato il Tamiya Primer Surface, per essere più comodo, mascherando tutti i vani che rimarranno in vista a modello finito.

Le due porzioni di fusoliera sono state incollate saldamente e irrobustite con fasce di plasticard dall’interno, e nei punti di giunzione di fianco e sotto, ho inserito delle spine e legami in metallo, così da non incontrare spiacevoli sorprese in futuro. Dopo di che, ho praticato dei fori da 3mm nella fusoliera e nella medesima posizione sulle ali, così d’avere un allineamento dei due insiemi il più preciso possibile e allo stesso modo solido.

Un po’ d’attenzione va posta nell’incollare le gondole dei motori alla fusoliera, e le derive agli stabilizzatori.

Numerose applicazioni di stucco, Tamiya e Gunze (500 e 1000), sono state necessarie, per riguadagnare tutti gli allineamenti del modello, visto i molteplici interventi d’autocostruzione ex-novo introdotti.

Per superare questa fase, olio di gomito e carta abrasiva, saranno di piacevole compagnia assicurando alcune ore di modellismo vero.

 Particolari

Ogni parte soggetta a facile rottura è stata sostituita con acciaio armonico o tubi di rame. Tutte le antenne hanno un’anima di metallo previa foratura.

Il tubo di Pitot, è stato ricostruito tramite sezioni di tubo di rame, e un ago ipodermico ed un’anima d’acciaio armonico. Allo stesso modo, ho ricostruito i martinetti degli aerofreni alari. Tutte le luci di navigazione solidali con la fusoliera di plastica piena, sono state rifatte con acetato trasparente e sagomate a misura, con una barra cromata.

Il modello è stato costruito e “aggiornato” come il velivolo reale, come le luci a bassa visibilità, i sensori Laste, eliminate le vecchie antenne Radar Warinig Sistem. per introdurre quelle aggiornate, ho eliminato anche l’antenna GPS, poiché quest’ultima è stata introdotta solo qualche anno fa. In pratica non ci sono A-10 A con la mimetica Lizard o European I, ma il GPS è stato introdotto solo dopo la sostituzione della mimetica a bassa visibilit

Armamento

È difficile vedere una Thunderbolt II armato fino ai denti, mentre è molto più facile vederlo con l’armamento d’addestramento.

Ho scelto una classica configurazione da C.A.S. (close air support) costituito da:

2 AIM-9 L/M, 2 AGM-64 B/D, 2 MK-20 e il pod ECM ALQ-119 V-15, tipo lungo. A tale proposito è bene osservare, secondo la dislocazione degli A-10, quale pod ECM sia più indicato, se il precedente o l’ALQ-131.

I due Sidewinder sono quelli della Cutting Edge, così come il loro supporto, mentre il restante armamento è quello da scatola migliorato con le fotoincisioni Eduard.

Non ho incontrato grosse difficoltà di montaggio, per quello da scatola, ho solo assottigliato le alette dei Maverick, un po’ più attenzione va posta nell’assemblare i Sidewinder, per l’allineamento delle alette.

Ho invece autocostruito i lanciatori singoli dei “ MAV”, perché quelli da scatola non assomigliavano nemmeno un po’ a quelli reali.

I piloni sub alari vuoti sono stati dettagliati nella loro zona d’attacco, consultando le foto, degli stessi, mentre i restanti hanno ricevuto il minimo intervento di miglioria con l’aggiunta di spine d’acciaio armonico da 1mm, per una maggiore solidità tra carichi e piloni.

Una colorazione accattivante dei vari carichi, conferisce uno stacco netto tra questi e il modello, un po’ come nella realtà!

Colorazione e decalcomanie

Finalmente dopo moltissimo tempo a studiare foto di particolari e metri di plasticard, è venuta l’ora di mettere le mani sull’aerografo!

L’A-10 è un aereo accattivante e abbastanza pittoresco. E proprio i reparti delle Tigri Volanti (23th Wing) e quelli basati in Louisiana di Barksdale (917th Wing AFRES), hanno il muso adornato di bocche di squalo e teste di facocero stilizzate.

Ho trovato un bel foglio decal prodotto da C.A.M., rif. 32-139, che oltre ad avere una bella testa di facocero è pure a colori. Di quest’esemplare ho trovato anche un primo piano sulla monografia Aeroguide 23.

Chiaramente quest’A-10 veste la classica mimetica a tre toni, o European I, molto più bella che quella monotona attuale, a due toni di grigio.

Ho lavato l’intero modello con acqua calda e una goccia detersivo per stoviglie, l’ho asciugato tamponandolo e dopo con una matita morbida ho abbozzato la mimetica.

È doveroso affermare che l’European I, ha avuto tre schemi differenti come disposizioni dei tre colori, quindi bisogna prestare attenzione al periodo storico.

Io ho rappresentato il mio modello con l’ultimo stadio della mimetica e con le fasce a colori in cima alle derive, introdotte negli ultimi anni, che distinguono i vari gruppi aerei, nel mio caso blu e bianche (l’altro gruppo usa il verde e bianco).

Prima di partire con la verniciature vera e propria, ho preombreggiato l’intero modello lungo tutte le pannellature con il nero, dopo di che, con il verde pallido, il giallo ed il bianco, ho creato dei fondi per i colori definitivi.

Viste le dimensioni del modello ho applicato i colori a mano libera, debitamente diluiti, per un maggiore controllo della saturazione. Infatti ogni leggero passaggio di colore, permette di far trasparire il fondo applicato precedentemente. Ogni colore è stato alterato aggiungendo quantità variabili di gialli per il verde FS 34102, verde ed azzurro pallido per il verde FS34092, e il bianco e il rosa per il grigio FS 36081. Ad ogni leggera applicazione di colore si creano piacevoli velature, che danno al colore la giusta tridimensionalità al modello. Lungo tutta la fusoliera, con un pezzo di cartoncino ho disegnato, insistendo con il colore, l’andamento della lamiera sempre dall’alto verso il basso.

Non contento di questo lavoro, ho deciso di farmi del male. Ho copiato le decals di entrambi i lati sulla pellicola trasparente Frisket e ho riprodotto i denti bianchi su fondo nero, e il musetto color nocciola. La decisione di ricreare questo particolare è stata presa, visto al particolare forma del muso, il quale mi avrebbe creato problemi per l’applicazione delle decals.

A verniciatura completa ho ripassato l’intero modello con diverse mani di Future diluita con solvente Tamiya, ottenendo una caramella gigante, come base per l’applicazione delle decalcomanie.

Nonostante siano sottili e stampate da MIcroscale, ho trovato quest’ultime piuttosto rigide nella loro applicazione, con qualche piccolo problema di “silvering”…strano?

Le numerose spennellate di prodotti emollienti Micro Set & Sol, hanno risolto tutti i miei problemi. Dopo la loro asciugatura, a distanza di giorni, ho spruzzato ancora un paio di mani di lucido e poi, il Flat Clear della Gunze, con qualche goccia di Flat base Tamiya, questo mi è servito come base successiva per l’invecchiamento.

Invecchiamento

Finalmente giunto a questa fase, posso affermare che il modello è quasi finito.

Per incominciare ho ripassato ogni linea di pannellature con una mina di tipo grassa 5B, poi ho fatto un lavaggio con del colore ad olio, terra d’ombra naturale, diluito al 90% con acquaragia, che creasse un filtro. Dopo con un’ulteriore mescola di nero, bruno Van Dyck, e terra d’ombra naturale, ho ripassato ancora le pannellature, in maniera da evidenziarle un po’ di più, gradualmente.

Le piccole macchie che sono presenti in parte su tutta la superficie del velivolo, le ho create con colore ed essenza di trementina, insistendo sulle giunture dei vari pannelli e nelle zone limitrofe. Finita quest’operazione, ho preparato diverse tinte a smalto opache Humbrol, per il Drybrush, chiaramente trattando colore per colore. Ho concluso con un passaggio finale, mescolando l’argento con la terra d’ombra ad olio, incrementando la tinta più chiara ad ogni passaggio.

Terminata la lumeggiatura ho preso dei pastelli marroni e del carboncino nero, e ho usato la loro polvere, grattata su carta da vetro, per simulare la polvere e le varie scie d’aria che si formano sulle varie superfici dell’aereo. Aerei simili, volando a bassa quota, tendono a sporcarsi facilmente. Il lavoro d’invecchiamento è stato concluso caricando l’aerografo con i colori originali, creando piccole macchie, che simulassero dei ritocchi fatti dagli specialisti di terra, quando i velivoli sono in manutenzione, e i fumi dei gas espulsi dalle varie aperture, tipo APU.

Ho voluto non sigillare l’intero lavoro con una mano di vernice opaca finale, perché, l’impressione che il modello avrebbe dovuto trasmettere, doveva essere il più verosimile possibile, contrariamente a quanto faccio di solito nelle scale più piccole.

 

Conclusione

Ho terminato la costruzione con l’incollare tutte le parti omesse tipo armamenti, pitot, portelli ecc… preparate nelle fasi precedenti.

La costruzione di questo bestione, è durata un tempo quasi infinito 4 anni, alternando tra fasi di stasi e altri modelli, e vederlo oggi finito mi riempie il cuore di gioia, e mi lascia con una domanda senza risposta:

Adesso dove lo metto?